Contribuenti svizzeri: come regolarizzare violazioni fiscali

Negli ultimi anni la pressione politica internazionale ha fatto breccia nel segreto bancario svizzero, caratterizzato dalla sua tradizionale e caratteristica impenetrabilità. La Confederazione ha concluso una serie di accordi internazionali bilaterali per effetto dei quali ha concesso alle autorità fiscali degli Stati partner di inviare richieste di informazioni rilevanti ai fini tributari e di ottenere i relativi dati necessari ad espletare le attività di accertamento.

Se la conclusione di questa tipologia di accordi ha destato la principale preoccupazione di contribuenti esteri che per anni hanno nascosto capitali e beni in Svizzera, consapevoli che lì gli occhi del fisco non sarebbero mai arrivati, la conclusione dei nuovi trattati non può non interessare anche gli stessi contribuenti svizzeri.

È infatti possibile che persone fisiche domiciliate in Svizzera abbiano beni all’estero mai dichiarati alle proprie autorità cantonali, nella certezza che se l’amministrazione elvetica non avrebbe scambiato dati, a propria volta non avrebbe potuto pretenderli dagli uffici tributari esteri.

Il tipico esempio è l’immobile estero ereditato dal parente defunto, messo a rendita e quindi locato, con annesso conto corrente (sempre all’estero) su cui vengono versati i canoni di locazione. 

È vero che il Fisco svizzero non può controllare il conto corrente svizzero dei propri contribuenti domiciliati in Svizzera. È pur vero, tuttavia, che gli accordi internazionali conclusi di recente prevedono un obbligo reciproco di collaborazione. Questo significa non soltanto che le autorità elvetiche dovranno scambiare i dati oggetto di una richiesta concernente un contribuente estero, ma anche che potranno a propria volta ricevere informazioni su beni detenuti all’estero dai propri contribuenti.

Chi sono i contribuenti svizzeri interessati?

È importante ricordare che le disposizioni fiscali federali e cantonali obbligano una persona fisica a pagare le imposte su tutti i redditi ovunque prodotti (cioè sia in Svizzera, sia all’estero) in virtù della sua “appartenenza personale”. Tale assoggettamento non si estende, tuttavia, alle imprese, agli stabilimenti di impresa e ai fondi siti all’estero.

Sul punto, è bene precisare innanzitutto che l’appartenenza personale (cioè l’obbligo di pagamento illimitato delle imposte) si configura quando la persona fisica ha il proprio domicilio (Wohnsitz) oppure la propria dimora fiscale (Aufenthalt) in Svizzera.

Il domicilio guarda alla residenza del contribuente in Svizzera che abbia qui l’intenzione di stabilirsi durevolmente; la dimora fiscale in Svizzera è data quando una persona vi soggiorna senza interruzioni apprezzabili: 

  • almeno 30 giorni esercitandovi un’attività lucrativa; 
  • almeno 90 giorni senza esercitare un’attività lucrativa. 

In secondo luogo, si deve rilevare che la legge tributaria esclude dall’assoggettamento le imprese, gli stabilimenti di impresa e i fondi siti all’estero. Questi, in altre parole, non sono tassati in Svizzera, ma l’ammontare dei redditi da essi generati nel periodo fiscale in questione è tenuto in considerazione per la determinazione dell’aliquota applicabile al contribuente (cd. esenzione con progressività).

Il contribuente domiciliato o dimorante in Svizzera, quindi, è tenuto a dichiarare i fondi siti all’estero al Fisco elvetico, perché pur non essendo gravati da imposte federali e cantonali, rilevano per la determinazione dell’importo delle imposte da pagare.
Come regolarizzare?

Come si diceva, un contribuente tenuto ad obbligo fiscale illimitato in Svizzera potrebbe non aver dichiarato correttamente al Fisco elvetico le consistenze reddituali e patrimoniali detenute all’estero, nella convinzione che le autorità cantonali non avrebbero mai scoperto l’illecito.

Considerata l’alta probabilità di essere scoperti nei prossimi anni, il contribuente che intende fare pace con il Fisco può avvalersi della cd. “autodenuncia esente da pena“, prevista dalle leggi tributarie federali e cantonali. A tal fine è necessario che:

  • Il contribuente denunci spontaneamente e per la prima volta nella vita di aver commesso una sottrazione di imposta;
  • La sottrazione di imposta non sia nota all’Autorità (se, infatti, questa ha già acquisito le informazioni e contesta la sottrazione di imposta consumata, non è più possibile aderire alla procedura);
  • Il contribuente deve aiutare senza riserve l’amministrazione a determinare l’ammontare dell’imposta sottratta;
  • Il contribuente si adoperi seriamente per pagare l’imposta dovuta.

Con questa spontanea forma di collaborazione tra fisco e contribuente, la legge tributaria svizzera consente in buona sostanza di pagare al Fisco l’imposta non versata, ma di non dover subire la multa. 

Il recupero di imposta si estende lungo gli ultimi 10 anni ed è dovuto un interesse di mora.

Procedure speciali

La procedura di autodenuncia esente da pena può essere attivata da qualsiasi contribuente (persona fisica o persona giuridica). Occorre tenere presente, però, che esistono regole procedurali particolari per il caso degli eredi (es. violazioni commesse dal defunto) o dei coniugi o partner registrati. Questi ultimi, pur essendo soggetti fiscali autonomi, presentano di solito insieme la dichiarazione di imposta. Anche se la procedura può essere attivata da ciascuno di essi, è bene esaminare attentamente il caso concreto per valutare se l’altro abbia commesso a propria volta una sottrazione o vi abbia partecipato.

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